Walter Ego
Editorialista
NATO (e giammai Patto di Varsavia, per questo sosterrà in eterno di non essere mai stato comunista) il 4 luglio del 1960, figlio unico di una famiglia dell'Altissima Borghesia Romana (scritto così, con le iniziali maiuscole) il piccolo Walter soffre molto il difficile rapporto dei propri genitori. L'incomunicabilità in casa è la regola aurea dei rapporti familiari: Il padre è fervente attivista della DEMOCRAZIA cristiana e si esprime solo per salmi e parabole. La madre, antitetica trotzkista, cita esclusivamente passi del Capitale, ed è militante di DEMOCRAZIA proletaria.
La parola "democrazia", quindi, è l'unica comprensibile che accomuna ai suoi tristi occhi entrambi i genitori, e pur se mai chiara nel significato, segnerà il cammino culturale di Walter Ego fin dall'infanzia, ritornando nei suoi passi di vita successivi come un riflesso pavloviano: ogni volta che senti la parola democrazia, fonda un partito che la contenga.
Nell'acido ed assordante silenzio che si dipana in casa EGO, walter impara presto a combattere la solitudine comunicando con la sua immagine riflessa allo specchio. Questa, antipatica e scontrosa, spesso si muta in uno strano personaggio con baffino che gli risponde male. Per rabbonirla, impara le magiche arti della comunicazione soffice e pacata, che gli tornerà così utile in seguito sotto il nome di buonismo.
Presto a scuola dai preti, Walter mostra subito difficoltà a seguirne i precetti; in particolare, si ferma sul dogma "ama il padre e la madre". Troppo complicato da fare insieme per i continui e silenziosi scontri di potere che serpeggiano tra i suoi genitori, Walter chiede ed ottiene dalla sacra rota di mutare la dicitura in "ama il padre maanche la madre"; altra parola divina che illuminerà il suo futuro cammino politico.
Nelle lunghe e grigie serate invernali, babbo Ego lascia il piccolo Walter al suo destino per canticchiare una triste disposizione di preci e rosari nella vuota e buia stanza da letto. La madre, nello stesso istante, assume posizioni politiche estreme con i compagni di DP, nelle torride notti delle feste dell'Unità, a Sasso Marconi o Cavriago. La latitanza fisica della figura materna e quella normativa del pio ma fragile babbo scaveranno un profondo vuoto nell'animo del piccolo Ego, colmato da una costruzione smisurata della propria persona al punto tale da rendergli difficili i rapporti con i piccoli amici di scuola, la più esclusiva e costosa di Roma. Sono frequenti le sue esplosioni di ira sui campetti di calcio: il pallone è mio; me lo prendo e me ne vado, uffa! E preso il pallone, abbandonava partita e compagni (rigorosamente di squadra, dirà poi), portandolo sottobraccio e riponendolo in cantinola, insieme ad altri mille e mille, già sottratti durante scene analoghe. Il pallone, ovviamente, non era il suo, ma questo si spiega più con l'ascendenza democristiana che non con la mancanza di educazione.
Walter Ego cresce così, solo e viziatissimo e privo di una realistica percezione della propria persona; nonostante somigli tragicamente ad una crisalide, suole ripetere a tutti che è il più bello del mondo, raccontando improbabili avventure sentimentali con affermate attrici dei suoi tempi quali Anita Ekberg e Silvana Mangano.
Dalla madre assimila la reversibilità delle posizioni e l'inclinazione al tradimento specie durante i fine-settimana. Dal padre, la propensione all'asportazione indebita di fondi- da quelli di caffè a quelli di investimento- ed una smodata attrazione verso gli alti prelati, porporati, vescovi e monsignori.
Approdato presto alla politica, si iscrive alla sezione locale di un partito per lui impronunciabile ma caratterizzato da un simbolo giallo su sfondo rosso di cui lui stesso dirà: "il simbolo? era costituito da una mezzaluna con un manico incrociata con un rettangolo verticale sormontato da un trapezio e a sinistra una piccola, invisibile stellina. Non ho mai capito cosa fosse quel simbolo", dirà durante interviste successive in cui gli si rinfaccia la propria appartenenza alla sinistra italiana; " e se chiedevo quale fosse il nome di quel partito, mi si rispondeva sempre con uno starnuto; dovevano essere tutti molto raffreddati."
Walter, inzialmente, non riesce a fare molta carriera anche a causa del suo carattere egocentrico e accentratore, e ne soffre moltissimo. Il padre, mosso a pietà, gli acquista prima una sezione comprensiva di un numero considerevole di tesserati, di cui diventerà segretario dopo un innumerevole e sofferta serie di votazioni, tutte a vuoto per mancanza di quorum. Poi, non contento, comprerà una corrente interna che prenderà il nome di "iononsonomaistatocomunista", di cui diventa presto il leader carismatico e che sarà destinata, ad onor del vero, ad arricchirsi di un numero crescente di membri spontanei, dimostrando almeno in questo una certa lungimiranza.
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