Fermare le elezioni, sanare tutto con un decretino ad listam che ammetta i ritardatari? Queste le soluzioni che si studiano oggi che ad essere esclusi da un paio di regioni sono i candidati potenti, quelli che hanno più media, più soldi, più avvocati. Ma cosa significherebbe per un cittadino essere amministrato da persone che non riescono, per panini o più probabilmente per contrastanti ordini "dall'alto", neppure a presentare la propria lista in maniera regolare?
Le liste che generalmente non riescono a raccogliere le firme oppure a presentare le liste in ordine, sono in genere piccoline, disomogenee, conflittuali o approssimative; per loro, quando escluse, non ci sono scudi, chiamate al popolo, appelli al Presidente della Repubblica, decretini, urli "al golpe" e "democrazia a rischio". Eppure una lista vale l'altra: hanno tutte lo stesso diritto e la stessa dignità, se questa è una democrazia.
Esiste una sorta di selezione naturale delle liste: quelle organizzate da cretini che non riescono neppure a presentarle in tempo utile non corrono alle elezioni, risparmiando ai cittadini il dramma di essere amministrati da un branco di incapaci. In questa selezione incappano, purtroppo, anche le piccole liste che non riescono a raccogliere le firme. Considerando anche quest'ultima realtà, sarebbe giusto, o anche solo logico, che per decretino si finisse amministrati dai cretini che normalmente finirebbero nella pattumiera della storia elettorale?
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05/03/2010
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