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PermalinkLa scuola in croce e la croce a scuola
Di Tony Bassi

Come più volte sottolineato in passato dal mondo della politica e dalle istituzioni, nelle molteplici polemiche che riguardano la laicità dello Stato, è ora che si smettano i toni da stadio. Anzi, proprio in un momento in cui coloro che urlano sono gli stessi che accusavano altri di essere esagitati, violenti ed intolleranti, appare quantomai opportuno tornare ad una discussione serena e ponderata.
 
In questo editoriale, si auspica il primo di una lunga serie, proverò ad analizzare - senza quei toni di aspra polemica che non sono nel mio DNA e neppure nel mio RNA, né delle cellule aploidi né di quelle diploidi - la decisione della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo in materia di croci scolastiche.
 
Per prima cosa, bisogna rassicurare i cattolici. In questo paese, nessuno, a destra, al centro o a sinistra, toglierà mai le croci dalle scuole, che sia l'Europa, l'ONU o la Federazione Unita dei Pianeti a chiederlo ed a intimarlo. In primo luogo, perché se si toglie quel benedetto chiodino, con la situazione in cui versano le scuole, probabilmente crolla tutto l'edificio. Ma anche è una questione di tradizioni e cultura. La difesa del governo, sembra infatti improntata a declassare la croce da simbolo sacro del cristianesimo a simbolo tradizionale italiano, un po' come il colosseo, la gondola, gli spaghetti e la pizza. Questo sicuramente crea qualche problema, perché qualcuno potrebbe impunemente insultare la croce come semplice atto di rifiuto delle vecchie tradizioni, e non si potrebbe più dirgli nulla, oppure ci potrebbero essere presidi dai gusti non troppo raffinati pronti ad appendere in classe i poster di Bobby Solo e dei Ricchi e Poveri, quali rappresentanti della tradizione e della cultura italiana.
 
Tuttavia, l' escamotage potrebbe anche funzionare bene, e la croce uscita dalla porta come simbolo religioso rientrerebbe dalla finestra come simbolo tradizionale. Questo sarebbe quantomai opportuno, perché in realtà sappiamo benissimo tutti che la croce è un simbolo religioso. E oggi qualsiasi preghiera, appello o anche solo la presenza di un simboletto piccolo piccolo, è indispensabile alla scuola pubblica. Sembra infatti che dagli uomini non verrà nessun aiuto, e resta solo la tenue  speranza di un intervento divino che possa salvarla da tagli e incurie. Personalmente sono favorevole a qualsiasi tentativo, e suggerisco di potenziare l'effetto croce: altari dedicati a Giove, con sacrificio rituale di panini di MacDonalds (anche le divinità oggi hanno poco tempo libero), ruote tibetane da far girare anche durante le interrogazioni (due piccioni con una fava) e un auspicio a darci oggi il nostro supplente quotidiano e a liberarci dall'influenza suina. D'altra parte, se si tiene alla croce perché è santa, non si potrebbe tenere un po' anche alla scuola pubblica che la contiene?
 
Tra tutti gli interventi dei politici, vorrei ricordare quello del neo-segretario del PD, particolarmente illuminato e colto, il cui significato suona come: una croce in fondo non fa male a nessuno. E' pur vero che ai tempi di Gesù con le croci ci si faceva male, ma sembra che dopo tre giorni ti sentivi rinato e letteralmente toccavi il cielo con un dito.
 
Spero di non aver offeso nessun sentimento tradizionale italiano.


04/11/2009


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Ultimo Aggiornamento: 04/11/2009